Tutto è compiuto!

Il racconto di Giovanni (Gv 18, 1 -19 e 42), cari amici di Christus Vincit, ci presenta un insieme di situazioni, nelle quali intervengono diverse persone: i discepoli, le donne, i sacerdoti, il governatore, i soldati. Ognuno a modo suo si avvicina impotente a Gesù, che va verso la sua passione e morte con responsabile consapevolezza, sapendo ciò che fa e accettando con amore quanto gli viene imposto con superficialità e ferocia da tutti.
Egli si fa trovare dai suoi carnefici, ma si rivela a loro nella sua potenza di Signore: "Io sono". Egli afferma di essere re, ma non di questo mondo; egli si lascia intronizzare sul seggio giudiziale del procuratore (Litòstrotos) per dimostrare che è lui il vero giudice, nonostante sia condannato falsamente. Egli è il vero re dei giudei secondo le profezie, per il titolo che portava l'iscrizione, posta sulla croce; infine si rivolge a sua madre Maria, affidandola come madre al discepolo amato che è figura di tutti i credenti.
Per tale prospettiva di vincitore anche sul patibolo della croce, la passione di Cristo, diventa come effusione permanente dello Spirito per tutti gli uomini per cui Egli è morto.
Nella liturgia odierna, il racconto della passione, concluso dalla preghiera dei fedeli, ci preparerà all'adorazione della croce come trofeo di morte e di vittoria.
La Chiesa fin dalle origini, vede nella croce, l'albero fiorito e fruttifero della vita, dal quale ciascuno coglie il frutto prezioso della salvezza: il corpo e il sangue di Cristo Signore nostro.
Questa croce, siamo invitati ad adorare, esprimendo con un bacio tutta la nostra gratitudine, per quanto da essa abbiamo ricevuto, e per essere solidali con quanti ancor oggi, specialmente in questo tempo di pandemia, soffrono e amano.

